Allenare i giovani e i Dilettanti, è un mestiere o un passatempo?

La realtà calcistica dei settori giovanili e dei campionati Dilettanti offre uno scenario vario e interessante.
Allenare i giovani e i calciatori di categorie dilettantistiche è un argomento nodoso, in quanto il confine tra mestiere e passatempo è molto labile.

Da un lato, la disorganizzazione e la scarsa lungimiranza di alcune società sportive fondate sull’improvvisazione dei propri tecnici e responsabili, svilisce il lavoro quotidiano di professionisti prestati ai dilettanti.

Infatti, anche nelle serie inferiori esistono formatori e preparatori qualificati che indipendentemente dalla categoria si dedicano con professionalità e responsabilità al mestiere di allenatore.

Ma qual è il problema principale? Allenare i giovani e i dilettanti può essere inteso come un lavoro a tutti gli effetti? Nella maggior parte dei casi no, infatti molti allenatori svolgono questa mansione come secondo lavoro con grandi sacrifici e passione.

Allo stesso tempo, nei settori giovanili si assistono a scene di “educatori” molto discutibili, proprio in quelle fasce d’età dove le competenze e l’attitudine mentale al lavoro con i ragazzini dovrebbe essere di primaria importanza.

Istruttori non qualificati e sottopagati rappresentano danno per le società e non permettono una crescita né dei giovani e né delle realtà sportive. L’obbligo del patentino permette già una prima scrematura, in quanto chi si siede in panchina ha (perlomeno) investito nel corso della sua vita tempo e risorse per formarsi.

Tuttavia, sarebbe necessario che la Federazione garantisse sulla qualità dei corsi e non sulla quantità, indagando la reale motivazione che spinge gli allievi a frequentare il corso, la preparazione tecnica e le aspettative future in modo da ridurre il numero di futuri allenatori ma di aumentarne le competenze.

Investire nel settore giovanile e sulla formazione dei propri tecnici sembra essere la soluzione migliore per assicurare la sostenibilità economica di una società sportiva, in modo da creare una rete sociale, tecnica e sportiva in grado tanto di formare talenti ma allo stesso tempo di far vivere il calcio con serenità e armonia.

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